Report attività "Destinatario sconosciuto"

destsconosciutoIntervista alle studentesse Furlanis Cecilia, Savian Aurora, Stipendini Luana e Stolfa Giada della classe 4BU, protagoniste, insieme ad altri 12 studenti dell'Istituto, di un'attività di lettura e riflessione proposta per il Giorno della Memoria.

Prof.ssa: Gentili studentesse, so che avete partecipato all’attività “Destinatario Sconosciuto”, di cosa si è trattato?

Aurora: In occasione del Giorno della Memoria della Shoah che ricorre il 27 gennaio, il nostro gruppetto, formato da quattro compagne, si è recato in alcune classi per fare la lettura scenica del romanzo epistolare “Destinatario sconosciuto”, un’opera della giornalista-scrittrice americana Katherine Kressmann Taylor. La giornata del 27 non è stata sufficiente per incontrare tutte le classi in programma e così abbiamo impiegato anche quella del 29 gennaio. Dopo una brevissima presentazione, due di noi, a turno, hanno letto il testo delle lettere che si sono scambiati Max e Martin e, poi, abbiamo cercato di avviare un dibattito relativo alla lettura, ma che poteva anche far riferimento all’attualità.

Giada: Voglio precisare che Max e Martin erano due amici che nei primi anni Trenta del ‘900, per ragioni di lavoro, si separano. Uno di loro, Max Eisenstein, viveva a San Francisco, negli Stati Uniti; l’altro, Martin Schulse, ritornò con la sua famiglia in Germania a Monaco di Baviera negli anni in cui Hitler prese il potere. Lo scambio delle lettere avvenne in un lasso di tempo che andò da qualche settimana a un mese, per due anni e mezzo circa. La loro corrispondenza e amicizia, però, ad un certo punto si interruppe tragicamente.

Cecilia: Durante il dibattito ci siamo rivolte agli studenti, nostri uditori, ponendo delle domande, ma non tutto è andato bene allo stesso modo. Abbiano notato che ogni gruppo-classe ha le sue caratteristiche: alcuni gruppi hanno partecipato di più, altri meno. Ci siamo trovati di fronte a reazioni diverse e ci siamo impegnate a gestirle. Credo che, comunque, l’attività abbia avuto successo perché abbiamo ascoltato opinioni, pensieri e riflessioni di persone che incontravamo per la prima volta e che in parte non avevamo fatto personalmente.

Prof.ssa: L’attività di lettura scenica nelle classi è stata preceduta da una preparazione?

Giada: Certo! A scuola si sono tenute delle lezioni specifiche nel primo pomeriggio. Gli studenti che hanno partecipato in qualità di lettori erano una quindicina, divisi in gruppetti di tre o quattro. Abbiamo cercato di comprendere il testo e poi di curarne la lettura espressiva. Abbiamo fatto anche qualche esercizio, gli esercizi di preparazione che fanno gli attori. Abbiamo ipotizzato insieme delle domande possibili e possibili risposte da dare durante il dibattito, una specie di simulazione del dibattito. In questo siamo stati guidati dal prof. Michele Giro e dall’attore Rinaldo Lisotto. Ci sono state poi delle lezioni che si sono svolte anche al mattino. È stata una preparazione buona e interessante.

Prof.ssa: Che cosa ha significato per voi tale esperienza?

Aurora: Questa attività è stata per me un mettermi alla prova. Anche nella nostra classe, durante le interrogazioni, ci poniamo davanti ai nostri compagni ed esponiamo un qualche argomento, ma farlo davanti a coetanei non conosciuti non è lo stesso. Abbiamo affrontato l'ansia che normalmente ci prende con l’esporsi, ma mettersi in gioco ne è valsa la pena anche per sottolineare l'importanza del Giorno della Memoria della Shoah e suscitare una riflessione.

Cecilia: Anche per me si è trattato di un mettermi alla prova. Voglio però dire anche di qualcosa che non mi è piaciuto e un po’ mi ha sorpreso e messo in difficoltà. Ho visto che una parte dei nostri coetanei o anche gli studenti che frequentano il quinto anno non sembravano per niente interessati all'argomento. Dentro di me ho provato del dispiacere e un po’ di scoraggiamento perché ho pensato che a fronte del mio impegno e del fatto che ci ho messo molto del mio per leggere bene (leggere che non è proprio la mia prima passione) una parte degli studenti che ascoltavano la lettura ha dimostrato indifferenza e disinteresse. A distanza, però, penso che sia utile comunque renderci sensibili rispetto alla memoria della Shoah. 

Giada: A me l’attività è piaciuta molto. Mi sono messa in gioco, mi sono fatta anche un'idea di cosa può significare leggere in pubblico, ma, in particolare, mi è piaciuto proprio entrare dentro la storia di queste lettere, dentro la storia di queste due persone. Come per Cecilia, c’è stato qualche momento di mancanza di rispetto, qualche ridacchiare di sottofondo che mi ha un po’ infastidito. Voglio aggiungere che non è stato facile avviare un dibattito nelle classi a lettura ultimata. Qualche volta sono intervenuti i professori presenti per rompere il ghiaccio.

Prof.ssa: Ripensando all'esperienza, ritenete che l’attività vada riproposta nel prossimo anno? Ci sono aspetti che si possono migliorare?

Luana: Mi sono già chiesta cosa si potrebbe fare per migliorare l’attenzione degli studenti mentre ascoltano la lettura ad alta voce del testo scelto: questo è un aspetto da migliorare. E ancora, bisognerebbe trovare il modo di facilitare la riflessione comune, anche quella che riguarda l’attualità, le guerre, il razzismo, i problemi dei nostri giorni.

Cecilia: è una attività da riproporre senz’altro, magari con un testo più corto, così l'attenzione degli alunni viene catturata meglio. Oltre al dibattito bisognerebbe pensare a qualcosa d’altro, ora non saprei dire, ma ci si può pensare. Si potrebbe trattare, forse, della visione di un breve video dopo, o prima della lettura, oppure di un lavoro svolto in classe con insegnanti di religione o di lettere nei giorni immediatamente antecedenti la lettura in classe. Forse le due ore dedicate sono state troppo poche. Bisognerebbe poi dare più visibilità all’iniziativa anche perché qualche qualche prof. si era dimenticato che saremmo stati loro ospiti. Si potrebbe creare un manifesto da attaccare alle porte delle classi qualche giorno prima.

Giada: Esatto! Stuzzicare l’appetito, far venire voglia agli studenti di dire "Ah, che bella questa cosa!” e non semplicemente “Che bello, perdo due ore di lezione!”. Penso che l’iniziativa dovrebbe essere estesa a tutte le classi. Quest’anno era rivolta solo alle classi quarte e quinte.

Luana: A seguito della lettura del testo scelto fatta in classe, si potrebbe proporre, ad esempio, che ciascun studente, dopo la riflessione personale, scriva un semplice biglietto da inserire in una scatola. Tutti i biglietti potrebbero essere poi letti e commentati insieme. La provocazione potrebbe essere: “Secondo te è importante fare memoria della Shoah? Perché?” oppure “Pensi che il razzismo e/o l’antisemitismo ci riguardi, sia presente ancora oggi?” Certamente pensandoci potremmo trovare altre domande da porre a noi stessi e ai nostri compagni.

Prof.ssa G. Bellomo: Grazie.