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Mons. Marco BelliPerché nel cuore di Portogruaro troviamo una scuola superiore che porta il nome di Marco Belli? Per rispondere dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al 1963, anno in cui si decise di intitolare la nostra scuola a un cittadino di Portogruaro che avesse dato un contributo importante alla crescita culturale della città, in particolar modo proprio nell'ambito dell'educazione dei giovani: la scelta ricadde su Marco Belli, il cui ricordo -era morto nel 1929- doveva essere ancora ben vivo.

Ma chi era questo personaggio, decisamente importante a giudicare dalla lista dei suoi titoli (basterebbe ricordare la laurea honoris causa in Sacra Teologia nel 1908 e la nomina a Cavaliere della Corona d'Italia nel 1921) e di cui ora, invece, sembra sbiadito il ricordo?

Tutta la sua vita è legata alla città e ai suoi giovani. Marco era nato a Portogruaro il 16 ottobre 1857. Dopo gli studi nel Seminario cittadino, fu consacrato sacerdote a 22 anni. Proseguì gli studi, incoraggiato dal vescovo, presso l'Università di Padova, dove, ventisettenne, si laureò in Lettere e Storia; continuò a nutrire in seguito la sua passione per la cultura e gli studi, soprattutto umanistici, con una lunga serie di ricerche e pubblicazioni. Nel frattempo, prima ancora di essere nominato sacerdote, aveva assunto l'incarico di docente presso il Seminario di Portogruaro. L'attività di docente presso il Seminario, e poi presso il Collegio “Marconi” tuttora attivo, si protrarrà per buona parte della sua vita.

La figura di Marco Belli si può dunque riassumere nella vocazione sacerdotale e nell'attività di ricerca e insegnamento.

Per quanto riguarda la sua missione spirituale, si dedicò intensamente sia al rapporto diretto con i fedeli (ministero delle Confessioni, visita agli ammalati, predicazione...), sia alla gestione di attività legate alla diocesi: a solo titolo di esempio, fra i tanti incarichi ricoperti, fu Prefetto degli Studi del Seminario (una figura simile a quella di un attuale Dirigente Scolastico), Decano del Capitolo (uno stretto collaboratore del Vescovo che coordina l'attività dei sacerdoti), Bibliotecario del Seminario. I contemporanei lo descrissero come un sacerdote umile e profondamente impegnato nel suo ministero.

Relativamente alla sua veste di ricercatore e di docente, invece, è innanzitutto importante ricordare che per Marco Belli la ricerca teorica risultava strettamente legata alla pratica didattica. Gli studi linguistici, filologici, letterari e storici che egli condusse, infatti, avevano proficue ricadute sia sull'attività diretta di insegnamento in aula, sia sull'elaborazione di quelli che oggi chiameremmo “libri di testo”: erano stati redatti da Marco Belli, infatti, molti manuali e supporti didattici in uso nelle scuole italiane dell'epoca e più volte ristampati. Il suo impegno, in tal senso, era quello di costruire dei ponti tra il mondo universitario e quello scolastico: gli studi accademici possono tenere aggiornato e significativo l'insegnamento a scuola, così come la pratica didattica con gli allievi insegna a valorizzare gli aspetti davvero essenziali delle discipline, evitando la piega eccessivamente formale e particolaristica che la ricerca universitaria può prendere. L'obiettivo? Offrire agli studenti una proposta formativa significativa che stimoli la motivazione e faciliti i processi di apprendimento. A tale proposito, è interessante notare come egli sostenesse l'importanza della correzione individuale (di contro alla diffusa pratica della correzione collettiva), come momento fondamentale per la crescita dell'allievo.

In secondo luogo, merita osservare che Marco Belli comprese l'importanza degli studi umanistici e li difese contro le scelte di politica scolastica che proponevano di ridurne il peso orario nel curricolo per sostituirli con discipline scientifiche e tecnico-pratiche più “utili” e di immediata applicazione. Egli, infatti, aveva intuito che la forza degli studi umanistici stava proprio nella passione disinteressata per il sapere, nella ricerca fine a sé stessa, capace di affrontare le sfide intellettuali decisive.

Infine, colpisce la varietà dei suoi interessi culturali: non solo le lingue e le letterature classiche (greco e latino), sulle quali verte la maggior parte delle sue pubblicazioni, ma anche la lingua ebraica, la lingua araba, il Volapük (un progetto, tuttora attivo, di lingua artificiale, come il più noto Esperanto), la storia locale, gli studi biblici, l'archeologia... A proposito di quest'ultima, va ricordato che proprio in ragione delle sue competenze gli fu affidato l'incarico di direttore onorario del Museo Nazionale Concordiese.

 Mons. Marco Belli - firma

 

 

Per approfondire, puoi leggere il fondamentale lavoro di Pier Aldo Colussi, che ha raccolto le notizie intorno a Marco Belli in occasione degli ottanta anni dalla morte, ricostruendone la fisionomia complessiva di sacerdote, insegnante e studioso. Da tale lavoro sono state tratte le informazioni che qui abbiamo presentato.

Immagine in apertura: monsignor Marco Belli in una foto d'epoca.
Immagine in calce: la firma di Marco Belli (dal suo testamento).